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Le Intolleranze alimentari

Le intolleranze alimentari La comunità scientifica e l'opinione pubblica hanno sempre maggiore interesse per le patologie collegabili alle reazioni avverse agli alimenti. Queste, a volte, possono essere diagnosticate con facilità quando i sintomi sono molto evidenti, altre volte sono di difficile interpretazione se i meccanismi coinvolti sono più complessi o le patologie più sfumate. Si assiste così ad una discrepanza di dati epidemiologici, di tecniche e di diagnosi che vanno dalla negazione all'amplificazione del fenomeno con ripercussioni anche gravi sullo stato di salute degli stessi pazienti per diete e terapie spesso non adeguate. I mezzi d'informazione e l'opinione pubblica hanno divulgato ed amplificato in maniera distorta i concetti di intolleranza e d'allergia alimentare, che spesso sono confusi. Solo in caso di risposta, anomala o eccessiva, ad uno specifico alimento, quando sono diagnosticati anticorpi (IgE) nei confronti dei componenti di alcuni alimenti, si può parlare di Allergia Alimentare. Si deve parlare d'Intolleranza Alimentare tutte le volte che la risposta anomala ad un alimento o ad un additivo non coinvolge solo il sistema immunitario.

Per ogni individuo esistono determinate sostanze (alimenti, sostanze chimiche, funghi, batteri ecc.) talvolta assolutamente insospettabili, che lo potrebbero intossicare (spesso alimenti che assume costantemente) e diventare incompatibili con l'organismo. Ingerendo tali alimenti si può verificare un fenomeno di reazione citotossica che coinvolge parte dei globuli bianchi; può provocare irritazioni e disturbi in intere aree del corpo, tessuti ed organi, con conseguenti reazioni a catena, aggravando patologie già preesistenti ed innescando patologie latenti. Tali reazioni comunemente note come “intolleranze alimentari”, sono anche dette “incompatibilità alimentari ritardate o nascoste” tipiche del “metabolismo ritardato”. Con sintomi diversi da soggetto a soggetto, le intolleranze alimentari producono disturbi che si manifestano anche a distanza di 15/72 ore dall'ingestione dell'alimento responsabile e sono quindi ben diverse dalle allergie classiche; che invece si manifestano immediatamente con l'assunzione dell'elemento incriminato; questo considerato come un elemento estraneo dal sistema immunitario, scatena una reazione immediata più o meno violenta che nei casi più gravi può dare shock anafilattico. I sintomi sono dovuti dall'assunzione anche di piccole quantità di cibo.


Le intolleranze alimentari possono provocare in modo diretto o indiretto disturbi a carico di qualsiasi organo o apparato, di seguito sono elencati con i relativi sintomi:

Sistema nervoso: cefalea, ansia, depressione, irritabilità, scarsa memoria, difficoltà di concentrazione, vertigini, vampate di calore.

Apparato respiratorio: difficoltà di respirazione, asma, tosse, rinite, sinusite.

Apparato cardiocircolatorio: Alterazioni della pressione arteriosa, palpitazioni, extrasistoli, aumento della coagulabilità del sangue.

Apparato gastro-enterico: Gonfiore, senso di nausea, dolori e crampi addominali, gastrite colite, disturbi dell'alvo (diarrea, stitichezza), eruttazione, aerofagia, prurito anale, emorroidi.

Apparato urogenitale: Cistiti, infiammazioni urogenitali, sindrome premestruale.

Apparato muscolo-scheletrico: Crampi, spasmi, tremori muscolari, debolezza muscolare, dolori articolari, tunnel carpale, artrite, infiammazioni muscolo-tendinee.

Epidermide: Prurito locale e generalizzato, acne, eczema, dermatiti, vari tipi di lesioni dermatologiche, psoriasi.

Inestetismi: Cellulite, sovrappeso, obesità, acne.

Sintomi generali: Stanchezza, ritenzione idrica, borse oculari, sonnolenza postprandiale, alitosi, aumento della sudorazione.


Avvertire un forte desiderio per un cibo particolare, senza potersi saziare, è quel tipo d'intolleranza o sensibilità alimentare che si può definire: “ stato di dipendenza alimentare”. Importante è scegliere il test giusto, che deve avere i seguenti requisiti:

Attendibile: la validità scientifica, deve basarsi su studi di ecologia clinica.

Affidabile: ogni lotto deve essere testato, per verificarne la qualità.

Certificato: il test deve essere notificato al Ministero della Salute e marchiato CE, chi lo esegue deve essere istruito e certificato all'uso.

Completo: deve testare tutti i possibili alimenti assunti, anche quelli nascosti.

Preciso: chi esegue il test deve utilizzare un metodo di certa e facile valutazione.

Dettagliato: deve valutare tutti gli elementi cellulari del sangue.

Standardizzato: deve dare risultati ripetibili.


Il Prime Test per la diagnosi di Intolleranza Alimentare, soddisfa tutti questi requisiti; messo a punto negli Stati Uniti dal Preventive Care Center, è un test in vitro sul sangue basato sul metodo scientifico Leucocitotossico LAST (Leucocyte Antigen Sensitivity Test), valuta: 60, 110 o 180 elementi, tra alimenti e sostanze chimiche. Si esegue solo nei laboratori certificati, necessita di un campione di sangue dal quale si estrae il plasma arricchito di leucociti (globuli bianchi) ed una piccolissima quantità di eritrociti (globuli rossi), il mix leucocitario messo a contatto con gli antigeni (alimenti), può subire modificazioni morfologiche visibili con l'ausilio di un microscopio. A seconda della gravità citotossica osservata, cioè il danno a carico dei globuli bianchi, rossi e piastrine, vengono valutati da 1 a 4 livelli di reazione, quindi il paziente dovrà eliminare dalla dieta quel determinato elemento da uno a sei mesi a seconda della gravità di reazione, per poi reintrodurlo gradualmente. Gli antigeni del Prime Test sono stati formulati in modo tale da dare in vitro, risultati simili a quelli che avvengono realmente nell'organismo. Si ritiene fondamentale avere un'ampia gamma di alimenti testati, sia per il quadro generale delle intolleranze sia per facilitare la scelta alimentare, in vista di una mirata ed equilibrata dieta di eliminazione. Negli anni sono stati preparati dei pannelli speciali con alimenti più frequentemente assunti dai pazienti Italiani. Mark Lovendale autore del programma Quality Longevity, collaboratore e consulente del Dott. Theron Randolph, fondatore dell'American Academy of Enviromental Medicine, ha sviluppato avvalendosi del metodo scientifico, il Prime Test, unico per qualità ed affidabilità.


Cause che hanno determinato l'aumento delle incompatibilità alimentari negli ultimi decenni:

Eccessivo abuso di alcune sostanze

Uso indiscriminato di insetticidi, diserbanti anticrittogamici, fitofarmaci

Uso indiscriminato di conservanti, additivi chimici, addensanti etc…

Minor incidenza della frequenza dell'allattamento al seno materno

Alterazione della flora intestinale a causa di abitudini alimentari e farmaci come antibiotici cortisonici, estroprogestinici etc…

Stress

Inquinamento ambientale, smog

Scadente qualità del cibo



12.12.2006. 10:16

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